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La città dell'Aquila, all'interno delle sue mura, ospita tracciati straordinari da percorrere a piedi ed in bicicletta. Percorsi suggestivi per chi ama il movimento e chi pratica sport assiduamente.
Autore: Chiara Giannitto
Il Centro Storico della città dell'Aquila, con la sua storia e la conformazione delle sue strade può essere un percorso naturale per chi ama muoversi e cerca la carica giusta per tenersi in forma. Ricordate: L'Aquila vi permetterà di aprire i polmoni senza respirare inquinamento e scarichi delle auto.
Potete partire di buon mattino con gli amici, o il vostro fidato ipod alle orecchie, iniziando una bella giornata di sport all'aperto.
Per la partenza del nostro itinerario potete scegliere la Fontana Luminosa, il luogo giusto per procedere in varie direzioni. Dirigetevi verso il Forte Spagnolo (momentaneamente inagibile a causa del terremoto) per una mezz'oretta di footing intorno ai giardini ma preparatevi, dopo un giro completo di circa un chilometro fra sole ed ombra degli alberi, a montare in bicicletta per penetrare nel cuore della città.
Entrate in Corso Vittorio Emanuele, facendo attenzione ai cosiddetti “sanpietrini” che compongono il manto stradale, e fermatevi subito a bere un sorso d'acqua nella fontanella di Piazza Regina Margherita, nei pressi dello storico locale ju Boss.
Senza indugiare troppo ripartite in sella e percorrete il lungo Corso aquilano guardandovi intorno per non perdere le stradine che potreste percorrere in salita se vorrete sudare un po' di più, come Via Altonati che rispunta in Piazza Santa Maria Paganica (momentaneamente inagibile a causa del terremoto). Continuate senza fretta fino ai cosiddetti “Quattro Cantoni” e dirigetevi verso sinistra in via San Bernardino fino alla Scalinata dell'omonima Basilica, costeggiando i Portici del Santo. Qui potrete fare una nuova sosta ed ammirare la Basilica. Fino qui un percorso per tutti...Ed ecco, però, che entrano in gioco i veri sportivi.
Per raggiungere la nostra prossima meta avete a disposizione due strade alternative, una per gli spericolati, l'altra per chi ha più cara la pelle. Se vorrete arrivare in Via Fortebraccio, potrete scendere per la Scalinata della Basilica se avete fegato, oppure tornare indietro verso il Corso, svoltare a sinistra verso Piazza IX Martiri, proseguire sulla destra della piazza, svoltare a sinistra ed entrare in via San Crisante che vi riporterà alla nostra meta di Via Fortebraccio. Sarà valsa la pena pedalare un pò per arrivare, dopo aver attraversato la Via fino a Porta Bazzano, nel Borgo fra i più belli della città: Costa Masciarelli. Qui vi consigliamo di prendere in spalla la vostra bici e risalire le scalinate fino a Via Cimino.
Ora potete riniziare a pedalare fino in Piazza Duomo, la piazza del mercato. Qui vi consigliamo l'ultima sosta prima di affrontare la fine del nostro itinerario.
Ripartendo dalla Piazza potrete scendere per via Sassa, il maggiore luogo di ritrovo notturno dei giovani e degli studenti aquilani in cerca di locali (momentaneamente inagibili a causa del terremoto), fino a Piazza Fontesecco; procedete in bici lungo la strada fino all'incrocio con Via XX Settembre. Entrate nella strada di fronte, Via Borgo Rivera, costeggiate il Convento di Santa Chiara (momentaneamente inagibile a causa del terremoto) e, dopo circa 700 metri giungerete alla Fontana delle 99 Cannelle (momentaneamente inagibile a causa del terremoto), meta finale del nostro itinerario. Potrete fermarvi, rifocillarvi e fare tanto tanto stretching per rilassare i vostri stanchi muscoli.
km 1.3
42.354 N - 13.405 E
L’imponente fortezza viene eretta a partire dal 1534 quando il viceré del Regno di Napoli, Pedro Álvarez de Toledo, intraprende una politica di costruzione di nuove opere militari e di rafforzamento di quelle esistenti. In risposta alla rivolta del 1527 il viceré, “ad reprimendam audaciam Aquilanorum”, condanna la popolazione a sostenere le spese per la costruzione della fortezza, affidata all’architetto Pedro Luis Escrivà (Escribàs).
La struttura, a pianta quadrata, di straordinaria solidità e compattezza e caratterizzata dai quattro imponenti bastioni e dalle mura spesse fino a dieci metri, si innalza su un fossato erboso profondo 14 metri. Da segnalare il portale in pietra, costruito dallo scultore aquilano Pietro Di Stefano, sormontato dallo stemma di Carlo V con l’aquila bicipite.
Il forte nel secondo dopoguerra diviene sede del Museo Nazionale d’Abruzzo e ospita la sede della Società Aquilana dei Concerti. La struttura non è oggi accessibile a causa dei danni subiti nel terremoto del 6 aprile 2009, in particolare sul ponte di pietra che sovrasta il fossato e nei piani superiori.
km 0.28
42.353 N - 13.400 E
Nella zona più alta del centro storico, Piazza Santa Maria Paganica è impreziosita da alcuni edifici aristocratici, come il palazzo Ardinghelli e il palazzetto Colantoni, del XV secolo, mentre sull’adiacente via Accursio si trovano la casa medievale detta “di Buccio” e il palazzo Benedetti con il suo notevole cortile cinquecentesco.
La chiesa di Santa Maria Paganica è la più grande chiesa capo-quarto costruita dagli abitanti di Paganica con la vicina duecentesca chiesa di San Giustino abbattuta nel 1934. L’attuale impianto risale alla ricostruzione settecentesca seguita al distruttivo terremoto del 1703 e presenta all’interno un’imponente navata con cappelle laterali, un grande transetto cupolato e abside semicircolare. Di particolare interesse la possente torre campanaria che è oggi da alcuni studiosi interpretata come una preesistente struttura difensiva e lo splendido portale laterale dell’inizio del ‘300. Lungo il lato settentrionale della chiesa è inserito uno splendido portale in pietra bianca e rosa datato alla metà del XIII secolo e appartenente probabilmente all’antica chiesa duecentesca. Preziosa è la facciata in conci di pietra calcarea risalente al 1308 come attestato dalla data scolpita sull’architrave. Il portale principale con bassorilievi, colonnine a fascio e ricchi capitelli è tra i più antichi della città e con il rosone e la bianca cortina in pietra che li accoglie, completa uno tra i primi e più riusciti esempi di facciata piana, rettangolare, a coronamento rettilineo tipica dell’architettura religiosa aquilana.
L'edificio è stato gravemente danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009.
km 0.2
42.351 N - 13.400 E
A circa metà del Corso Vittorio Emanuele si aprono i Quattro Cantoni, centralissimo punto di ritrovo dei cittadini aquilani.
La suddivisione della città in quarti avvenne nel 1276 su iniziativa di Lucchesino da Firenze, che distribuì possedimenti, castelli e chiese del contado in quattro parti. I Quattro Cantoni sono il crocevia tra le strade principali che dividono la città, appunto, nei quarti di San Marciano, San Pietro, Santa Maria Paganica e Santa Giusta. Gli assi viari sono quelli di Corso Vittorio Emanuele e di Corso Federico II, attraversati da via Andrea Bafile e via San Bernardino. I Quattro Cantoni, insieme alle vie immediatamente vicine, sono sede del passeggio cittadino.
km 0.08
42.351 N - 13.402 E
E' uno dei monumenti più insigni della città e conserva le spoglie di San Bernardino che morì a L'Aquila nel 1444.Caratterizzata dalla grande cupola costruita nella seconda metà del ‘400, fu voluta da San Giovanni da Capestrano. La chiesa con l’annesso convento fu compiuta nel 1472, mentre la splendida facciata, dopo varie vicende, fu costruita nella prima metà del ’500 su progetto di Cola dell’Amatrice in pietra dorata.
In seguito al terremoto del 1703 la chiesa fu semidistrutta e della costruzione quattrocentesca restano il perimetro murario con le grandi finestre ogivali, la torre a bifore, la cappella poligonale di San Bernardino visibile dal chiostro del monastero e le cappelle absidali. Dopo il terremoto si ricostruì la chiesa e nel 1730 il nuovo edificio era già compiuto, fastoso negli interni, con lo splendido organo dorato sulla contro-facciata. L’interno si presenta grandioso nelle dimensioni, in stile barocco, a croce latina, a tre navate con un pregiato soffitto ligneo (di Bernardo Mosca da Pescocostanzo) che copre quella mediana e con cupola ottagonale. Le cappelle laterali sono ricche di opere d’arte, tra queste di particolare rilevanza la pala di Andrea della Robbia, il mausoleo di San Bernardino di Silvestro dall’Aquila e scuola, una Crocefissione del XVI secolo, lo splendido sepolcro di Maria Pereira, opera di fine ‘400 di Silvestro dall’Aquila e del suo aiuto Salvato da Roma.
Da visitare i due chiostri del convento di proprietà dei Francescani (gli altri due sono occupati dal distretto militare) e lo splendido refettorio oggi sala Bernardiniana con affreschi del Cardone del secolo XVI.
km 0.4
42.350 N - 13.401 E
La centralissima via Fortebraccio rende omaggio al condottiero Andrea Fortebraccio, noto come Braccio da Montone, protagonista di numerose battaglie nel territorio durante i tredici mesi d'assedio della città dell'Aquila.
Il condottiero muore a seguito delle ferite riportate nella battaglia di Bazzano, nel 1424. Sulla via si incontra Palazzo Alfieri di origine rinascimentale, ora sede dell'Istituto Santa Maria degli Angeli, Palazzo Dragonetti e Palazzo Romanelli. Via Fortebraccio ha subito ingenti danni nel sisma dell'aprile 2009.
km 0.28
42.347 N - 13.401 E
Costa Masciarelli è certamente tra le più suggestive strade del centro storico. Spicca tra i molti antichi e ripidi sdruccioli che dalla Porta Bazzano – uno degli ingressi della città, nei pressi della Basilica di Collemaggio – conducono alla Piazza del Duomo.
La scalinata in pietra di epoca medievale caratterizzata dalla pavimentazione in ciottoli bianchi, lasciandosi alle spalle le mura della città ancora ben conservate, sale vertiginosamente – tra palazzi di diverse epoche storiche – arrivando direttamente nel cuore della Piazza del Duomo, sede del tradizionale mercato.
km 0.74
42.349 N - 13.398 E
La piazza del Duomo o del Mercato non fa parte dei quarti. L’ampio spazio in declivio verso il Duomo non è stato mai abitato e da sempre è luogo di fiere e mercato. Un luogo intorno a cui, quindi, si è formata ed è cresciuta la città, un luogo di scambi e di commerci, chiamato foro ancora in molti documenti del ‘300 per la sua funzione commerciale e di incontro.
Nella piazza, ancor oggi, del mercato, si trovano il Duomo dedicato ai Santi Massimo e Giorgio e la barocca chiesa delle Anime Sante, che conserva alcune tele dell’artista abruzzese Teofilo Patini. Il Duomo è oggi il monumento che si è formato durante la lunga ricostruzione seguita al terribile terremoto del 1703 e conclusasi con la facciata nel 1928. Di quello originario di fine duecento non resta nulla, mentre sulla fiancata laterale destra, su via Roio, si possono ancora osservare i resti della chiesa trecentesca nata dopo il terremoto del 1315 con la parete interamente rivestita in conci di pietra levigata. All’interno numerose opere d’arte di varie epoche e in particolare il settecentesco coro ligneo e il monumento funebre del cardinale Agnifili.
Entrambi gli edifici religiosi hanno pagato un prezzo altissimo al terremoto del 6 aprile 2009, che ha sventrato quasi completamente il Duomo e mutilato la Chiesa del Suffragio con il crollo della cupola.
km 0.4
42.349 N - 13.391 E
L'antico monastero delle clarisse, Santa Chiara, si incontra salendo da Borgo Rivera verso la città.
Nato con il nome di Santa Maria d’Aquili è stata consacrato nel 1195 dal vescovo di Forcona sul sito di un villaggio che preesisteva alla città medievale. All'esterno della chiesa, posta su un'alta colonna si può ammirare la statua della Vergine.Il nome Aquili deriva dal primo insediamento alto medievale di "Aquili", nella zona di Borgo Rivera, da cui deriva il nome L'Aquila.
42.350 N - 13.390 E
All’interno del Borgo Rivera e di fronte alla piccola chiesa romanica di San Vito di Tornimparte, è ubicata la fontana delle 99 cannelle, di altissimo valore simbolico per l’identità aquilana, dal momento che ricorda la fondazione stessa della città, avvenuta grazie all’unione dei proprietari dei castelli del territorio circostante (tradizionalmente ritenuti 99).
La fontana viene realizzata nel 1272 ad opera dell’architetto Tancredi da Pentima, come testimonia la lapide commemorativa posta su una delle tre pareti decorate dai 99 mascheroni, uno diverso dall’altro, che gettano l’acqua dalle loro cannelle nelle vasche di pietra.
Inizialmente utilizzata come lavatoio, la fontana è stata restaurata e modificata nel corso del tempo; in particolare, sono interventi successivi al terremoto del 1703 il rivestimento in pietra bianca e rosa e l’aggiunta di una cancellata di recinzione del monumento.