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L’Aquila, i luoghi della poesia

Il viaggiatore assume come guide, nella sua scoperta o ri-scoperta della città dell’Aquila, poeti e scrittori che ne hanno subito, in modi diversi, il fascino.

181 Voti | Media: 3 su 5

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  • Lunghezza: 1.1 km
  • Tappe: 1
  • Durata consigliata: 1 Giorno
  • Mezzo consigliato: A piedi/Escursionistico

Autore: Sandro Cordeschi - Lhasa

Illustri poeti e scrittori scoprirono il fascino discreto della città e ne lasciarono testimonianze che legano i luoghi dell’Aquila a sogni ed ideali, rendendoli “luoghi dello spirito” reali o immaginari.
Così Ezra Pound vide nella fonte delle 99 Cannelle il ricordo omerico di una sorgente d’Itaca, luogo prediletto dalle ninfe: “su di essa un altare per le ninfe”.

Il viaggiatore che parta dal Borgo della Rivera (luogo originario della fondazione) può, tra i segni delle sorgenti d’acqua di cui la città porta il nome, scoprire la suggestione di pietre antiche. Accanto alla celebre fonte monumentale, che porta nel nome la leggenda del 99 numero mistico e magico, l’antica porta, il vecchio mulino appena fuori le mura, la luminosa facciata romanica di San Vito, le case dell’antico borgo, la fontanella che, si dice, sia stata la prima ad offrire acqua ai nuovi cittadini.

Risalite poi la ripida china verso il convento di Santa Chiara d’Aquili, altro momento dell’origine: qui, il distico latino di un anonimo autore del 1600 attribuiva il patronato dell’Aquila non ad uno dei suoi Santi protettori, ma all’Immacolata Concezione, garanzia di salute e di felicità. Il filosofo Nietzsche vedeva invece, nella sua fantasia e nella leggenda dell’origine imperiale, il segno di una nobiltà che L’Aquila rivela ancor oggi nei palazzi del centro e nell’orgoglio della sua storia.

Percorsa una parte della Via Fontesecco (conviene soffermarsi un poco presso la fontana) lo stretto e scosceso vicolo “del Cembalo dei Colantoni” vi mette a contatto diretto con il tempo storico ed attuale del popolo aquilano con le sue rovine antiche e recenti e le botteghe artigiane che paiono di momento in momento pronte a rinascere.
Giungerete così in Piazza Duomo, dove, tra orgogliosi palazzi, chiese e fontane, l’orecchio della mente e le parole di Carlo Emilio Gadda vi consentiranno di cogliere i suoni del vivace mercato, vero cuore pulsante di vita per quella che lo scrittore chiama “la polis della montagna”.
Fermatevi allora al centro della piazza, guardatevi intorno in ogni direzione: vi sembrerà di sentir rivivere un mondo multicolore e multiforme, che sta per rompere, come ogni giorno accadeva, il silenzio dell’alba e del dramma improvviso: “Lasciatemi qui, dove la piazza chiara si apre, declive ai gradini all’arco e alle torri del Duomo: piena di tende, di gabbie di polli: fruttifera e insigne di peperoni, di bretelle, di padelle, di pantofole, di paralumi e di piatti mal cotti…”

Da Borgo Rivera a Piazza Duomo

  • Lunghezza: 1.1 km

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km 0.02

Porta Rivera

42.350 N - 13.389 E

Porta Rivera è uno degli antichi ingressi alla città dell'Aquila.

E' posta lungo la trecentesca cinta muraria (danneggiata dal terremoto del 2009) e da essa si accede al Borgo Rivera quartiere storico della città. Entrando dalla porta nel borgo, uno di fronte all'altro, la fontana delle 99 cannelle (a destra) e la Chiesa di San Vito (a sinistra, danneggiata dal sisma dell'aprile 2009).

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km 0.02

Borgo Rivera

42.350 N - 13.390 E

La zona di Borgo Rivera, vicina al fiume Aterno, corrisponde a quel nucleo iniziale che diede vita alla città dell’Aquila e dal quale deriva il nome stesso del capoluogo d’Abruzzo: il luogo chiamato nel medioevo Acculi o Acculae, per l’abbondanza delle acque.

Oggi Borgo Rivera, con i suoi edifici storici, è un quartiere molto caratteristico e suggestivo della città. Addossato alle antiche mura di accesso e alla Porta Rivera, ospita la chiesa di Santa Chiara d’Aquili, la piccola chiesa di San Vito Martire e la fontana delle 99 cannelle, uno dei monumenti simbolo degli aquilani, perché legato alla storia della fondazione della città.

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km 0.04

San Vito di Tornimparte

42.350 N - 13.389 E

La chiesa di San Vito di Tornimparte si trova nel Borgo della Rivera, poco prima della sua porta di ingresso e opposta alla splendida fontana delle 99 Cannelle.

Viene costruita nel XIII secolo e presenta un bell'esempio di portale romanico, stagliato sulla facciata a lesene angolari e coronamento orizzontale ad archetti. Sulla parte destra vi sono incisi alcuni simboli che si fanno risalire alla tradizione templare.

La chiesa ha riportato gravi danni a seguito del terremoto del 6 aprile 2009.

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km 0.38

Fontana delle 99 Cannelle

42.350 N - 13.390 E

All’interno del Borgo Rivera e di fronte alla piccola chiesa romanica di San Vito di Tornimparte, è ubicata la fontana delle 99 cannelle, di altissimo valore simbolico per l’identità aquilana, dal momento che ricorda la fondazione stessa della città, avvenuta grazie all’unione dei proprietari dei castelli del territorio circostante (tradizionalmente ritenuti 99).

La fontana viene realizzata nel 1272 ad opera dell’architetto Tancredi da Pentima, come testimonia la lapide commemorativa posta su una delle tre pareti decorate dai 99 mascheroni, uno diverso dall’altro, che gettano l’acqua dalle loro cannelle nelle vasche di pietra.

Inizialmente utilizzata come lavatoio, la fontana è stata restaurata e modificata nel corso del tempo; in particolare, sono interventi successivi al terremoto del 1703 il rivestimento in pietra bianca e rosa e l’aggiunta di una cancellata di recinzione del monumento.

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km 0.66

Monastero di Santa Chiara d'Aquili

42.349 N - 13.391 E

L'antico monastero delle clarisse, Santa Chiara, si incontra salendo da Borgo Rivera verso la città.

Nato con il nome di Santa Maria d’Aquili è stata consacrato nel 1195 dal vescovo di Forcona sul sito di un villaggio che preesisteva alla città medievale. All'esterno della chiesa, posta su un'alta colonna si può ammirare la statua della Vergine.Il nome Aquili deriva dal primo insediamento alto medievale di "Aquili", nella zona di Borgo Rivera, da cui deriva il nome L'Aquila.

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Piazza Duomo

42.349 N - 13.398 E

La piazza del Duomo o del Mercato non fa parte dei quarti. L’ampio spazio in declivio verso il Duomo non è stato mai abitato e da sempre è luogo di fiere e mercato. Un luogo intorno a cui, quindi, si è formata ed è cresciuta la città, un luogo di scambi e di commerci, chiamato foro ancora in molti documenti del ‘300 per la sua funzione commerciale e di incontro.

Nella piazza, ancor oggi, del mercato, si trovano il Duomo dedicato ai Santi Massimo e Giorgio e la barocca chiesa delle Anime Sante, che conserva alcune tele dell’artista abruzzese Teofilo Patini. Il Duomo è oggi il monumento che si è formato durante la lunga ricostruzione seguita al terribile terremoto del 1703 e conclusasi con la facciata nel 1928. Di quello originario di fine duecento non resta nulla, mentre sulla fiancata laterale destra, su via Roio, si possono ancora osservare i resti della chiesa trecentesca nata dopo il terremoto del 1315 con la parete interamente rivestita in conci di pietra levigata. All’interno numerose opere d’arte di varie epoche e in particolare il settecentesco coro ligneo e il monumento funebre del cardinale Agnifili.

Entrambi gli edifici religiosi hanno pagato un prezzo altissimo al terremoto del 6 aprile 2009, che ha sventrato quasi completamente il Duomo e mutilato la Chiesa del Suffragio con il crollo della cupola.