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Alla scoperta della città perduta di Aveia

Alla scoperta di Aveia, l’attuale Fossa, città romana scomparsa.

105 Voti | Media: 5 su 5

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  • Lunghezza: 18.3 km
  • Tappe: 1
  • Durata consigliata: 1 Giorno
  • Mezzo consigliato: Auto/Moto, Bicicletta, A piedi/Escursionistico

Autore: Fabiano Petricone

La città di Aveia, l’attuale Fossa, è stata la più importante della valle dell’Aterno fino al V secolo d. C., data dalla quale non se ne hanno più notizie storiche. La scomparsa della città sembra confermata dal fatto che nel VII secolo, quando la Chiesa di Roma si strutturò sul territorio, la Curia era stabilita a Forcona, piccolo centro lungo la via Claudia Nova, e non nella grande Aveia, come ci si sarebbe aspettato. Questa notizia storica, insieme all’assenza dei resti della città, induce a pensare che tra il V e il VII secolo la città di Aveia sia scomparsa, forse a causa di un cataclisma (terremoto, inondazione, frana), non diversamente da come avvenne per Pompei, la città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C..

La prima tappa del nostro itinerario alla scoperta delle tracce lasciate da Aveia, la città perduta, parte proprio da Forcona, attuale Civita di Bagno. Qui sono visibili i resti della Cattedrale di San Massimo, sede della curia, riedificata nell’XI secolo sui ruderi della precedente basilica romana. Del grande edificio sacro il tempo ci ha lasciato una torre, il perimetro delle mura e le absidi. Poco distanti sono visibili i resti monumentali di un’imponente struttura in opus reticulatum di epoca romana, forse pertinente a un grande santuario.

La seconda tappa del nostro viaggio è la necropoli di Fossa, oggetto di scavo archeologico solamente dal 1991. La ricchezza  della necropoli di Fossa testimonia la presenza di una importante comunità, insediata in questo luogo prima ancora della nascita della città romana vera e propria, forse quella che occupava monte Cerro. Finora (lo scavo non è concluso) il sito ha restituito circa cinquecentocinquanta sepolture databili in un arco di tempo lunghissimo, di quasi mille anni. Durante prima fase (IX - metà dell’VIII sec. a.C) nella prima età del Ferro, le tombe furono a tumulo, con ricchi corredi funerari, delimitate da un circolo di pietre e circondate da una “palizzata” di menhir. Nell’età orientalizzante (metà VIII - VII sec. a.C.), i tumuli sono più piccoli e disposti tra quelli più antichi. Nel VI sec. a.C., l’età arcaica, le tombe diventano semplici fosse quasi senza corredo funerario, scavate negli spazi tra i tumuli preesistenti, indice di un periodo di povertà. Intorno al V sec. a.C. il sito viene quasi abbandonato, ma curiosamente risalgono a questo periodo molte sepolture di bambini, deposti tra due coppi secondo l’usanza dell’epoca. Il periodo ellenistico – romano fu l’ultima fase di utilizzo (IV - I sec. a.C.). I corredi tornano ad essere ricchi, segno di prosperità economica, e le tombe sono sia a fossa che le bellissime tombe a camera. In una di queste è stato rinvenuto un pregevole letto funebre in osso con decorazioni raffinatissime.

La terza tappa ci porta a Fossa per cercare i pochi resti degli edifici  visibili, essendo la città antica probabilmente ancora in gran parte sepolta. Partendo dalla località detta Osteria, dove furono ritrovati ruderi di abitazioni e rocchi di colonne, è possibile riconoscere facilmente le mura realizzate in opus incertum. Non lontano è visibile un breve tratto dell’acquedotto. Un rudere è noto come il Palazzo del Re, secondo la tradizione locale dimora di Priscus, governatore che nel 250 d.C. ordinò il martirio di San Massimo, patrono dell’Aquila. Più probabilmente si tratta dei resti dell’antico teatro della città. Può essere un’avventura divertente cercare tra la vegetazione, lungo la strada che da Fossa conduce a Osteria, l’iscrizione e la nicchia dedicate al culto di Silvano, divinità del bosco. Attraversando il paese di Fossa si raggiunge il convento di Santo Spirito (XIII secolo), da dove parte la breve escursione sulla sommità di Monte Cerro. Vi si trova la rovina di un centro fortificato con possenti mura, forse quello precedente ad Aveia. Già che si è sul posto è consigliabile visitare anche il convento di Sant’Angelo d’Ocre, sorto nei paraggi di Fossa nel 1242.
Quarta tappa è il castello d’Ocre, del XIII secolo, che sovrasta il paese, fortemente danneggiato dal sisma del 2009. Dal castello d’Ocre si apre una vista mozzafiato che permetterà di cogliere dall’alto l’insieme dei luoghi appena visitati, percependo quella che doveva essere la città di Aveia, ancora sepolta pochi metri più in basso.

Sulle tracce lasciate da Aveia

  • Lunghezza: 18.3 km

La prima tappa del vostro itinerario alla scoperta delle tracce lasciate da Aveia, la città perduta, parte proprio da Forcona.

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km 8

Civita di Bagno

42.309 N - 13.446 E

Civita di Bagno è una frazione di Bagno, ed è la più importante tra le “Ville” che componevano la località. Si trova alle pendici dei Monti di Bagno (2077 metri), vicini al Monte Ocre (2204 metri) e insieme alle altre “Ville” delimita il territorio sud-est della conca aquilana.

Civita ospita la cattedrale di San Massimo, sede vescovile di epoca medievale appartenente all'antica diocesi di Forcona (680 -1257), comprendente nel suo territorio oltre Civita di Bagno anche Sant'Eusanio, Fossa, Bazzano, San Gregorio.

Durante i restauri di San Massimo, vengono ripristinate le tre navate con archi a tutto sesto, le tre absidi semicircolari corollate da archetti romanici e rimangono ad oggi i resti della cripta. La facciata mantiene la torre campanaria.

Nell'attuale chiesa di San Raniero, sorta di fianco alla vecchia cattedrale riposano le spoglie di San Raniero Vescovo.

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km 3.3

Necropoli Picena

42.311 N - 13.505 E

Fra le migliori testimonianze dell'Abruzzo protostorico, riportata alla luce negli anni Novanta, la Necropoli di Fossa rappresenta un vero gioiello di storia per il territorio aquilano.

La concentrazione maggiore di tali necropoli è rintracciabile nell'area appenninica dell'Italia centrale (Terni, Tivoli, Borgorose, Scurcola, Celano, Fossa, Castelvecchio Subequo, Caporciano, Barisciano, Bazzano) diffusesi anche tra i popoli piceni, etruschi e laziali.

La necropoli di Fossa è localizzata nella zona che corrisponde all'attuale località Casale e si estende lungo il fiume Aterno; appartiene al gruppo delle tombe con circoli di pietre della prima età del Ferro (X- VIII secolo a.C.), rinvenute soprattutto nell'area abruzzese. Le tombe più antiche sono state utilizzate dai Vestini, poi nei secoli successivi anche dai Romani. Il ritrovamento più interessante, almeno degli ultimi dieci anni, fatto all'interno della necropoli di Fossa è sicuramente quello del Letto funerario in osso.

ll letto denota alcune particolarità: le quattro gambe rappresentano il volto di Dioniso incorniciato da animali fantastici alternati ad amorini che cavalcano mostri marini. La presenza di simili oggetti di lusso testimonia il prestigio acquisito dall'area aquilana in epoca romana e chiarisce i rapporti con le più grandi e ricche città del centro Italia in cui essa gravitava. Il ritrovamento del letto è avvenuto nel settembre del 2000. E' stato in seguito restaurato dalla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, presso i laboratori del Museo Nazionale della Preistoria d’Abruzzo di Celano (L'Aquila).

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km 1.4

Fossa

42.292 N - 13.488 E

Fossa sorge nella valle Subequana, sulle pendici del monte Ocre, dove si estendeva l'antico abitato di Aveia (acropoli).

Conserva alcuni tratti delle mura, così come resti di abitazioni civili, archi, viadotti e acquedotti. Ha restituito in ottimo stato l'importante testimonianza della necropoli datata VIII-VII secolo. Vi sono infatti visibili tutt'ora i circoli di pietre usati per delimitare i tumuli funerari così come le stesse salme con annessi fibule e corredi.

Successivamente sorgono chiese importanti quali quella dell'Assunta e quella di Santa Maria ad Cryptas (danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009), in stile gotico cistercense, arricchita da cicli di affreschi di scuola benedettina e toscana, risalenti rispettivamente al XIII, al XIV e al XV secolo.

Notevoli anche le case medievali, tra le quali si distacca Palazzo Bonanni. 

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km 5.6

Monastero di Santo Spirito d'Ocre

42.284 N - 13.495 E

Eretto nel 1222 dal conte Berardo d'Ocre e da sua madre Realda, il complesso monasteriale di Santo Spririto d'Ocre sorge in località Pretola, tra i comuni di Ocre e Fossa. Ospita per primo i Cistercensi per circa quattro secoli, fino al 1692, anno a della soppressione Innocenziana.

Sorto sotto il borgo fortificato di Ocre, il monastero funge anticamente da avamposto per l'abitato del territorio.

Nella chiesa permangono vari affreschi rappresentanti una Madonna con Bambino, i Santi Pietro e Paolo, così come altri, tutti databili intorno al 1280.

La struttura è stata oggetto di numerosi restauri iniziati nel 1970 e parzialmente ultimati nel 2000 ed ospita attualmente una importante struttura ricettiva sfruttata nell'ambito di attività culturali e turistiche.

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Convento di Sant'Angelo

42.300 N - 13.479 E

Beato Bernardino da Fossa ipotizza la fondazione del monastero di Sant' Angelo d'Ocre ai primi decenni del 1200 e ne attribuisce l'opera alla contessa Sibilla d'Ocre. Il monastero viene eretto inizialmente per le monache benedettine e per essere poi definitivamente rilevato dai francescani, i quali vi apportarono ampliamenti e modifiche, anche ad opera di Beato Bernardino da Fossa, frate cronista del quale ospita le reliquie.

Abbandonato e poi usato come lazzaretto nell'Ottocento, finisce per essere oltraggiato durante l'occupazione tedesca in occasione della quale vengono bruciati la vasta biblioteca e gli arredi. Il restauro del convento si protrae fino ai primissimi anni Settanta.

Domina sulla valle dell'Aterno ergendosi a strapiombo sulle pendici del Monte Circolo ed è arricchito da un chiostro duecentesco a due ordini di arcate. Composto da una sola navata, all'interno ospita bellissimi affreschi tardorinascimentali.